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💋 “Donne porche (ma solo quando serve): manuale semiserio di libertà femminile”
C’è una parola che fa ancora paura: “porca”.
Non perché sia offensiva di per sé, ma perché la società non ha ancora deciso se usarla per giudicare o per applaudire. Così, mentre un uomo “passionale” è un latin lover, una donna che osa desiderare viene ancora messa sotto accusa.
Eppure, il mondo gira proprio grazie a chi non si vergogna di vivere a pieno il proprio appetito — che sia per un bacio, un sogno o una carbonara alle tre di notte.ì
Le “donne porche”, in realtà, sono semplicemente donne vive.
Quelle che non si chiedono se un messaggio alle due di notte sia “troppo”, se un vestito corto sia “appropriato”, o se sia il caso di ridere forte in pubblico.
Sono donne che hanno capito che la libertà non si misura in centimetri di stoffa, ma in grammi di autocensura tolta ogni giorno.
E sì, possono anche essere mamme, manager o maestre d’asilo: la “porcaggine” non è un mestiere, è un’attitudine — quella di chi non ha paura del giudizio altrui.
Forse è ora di restituire la parola “porca” al suo significato più onesto: una donna che non si vergogna di essere viva, desiderante, curiosa.
E se questo dà fastidio a qualcuno… beh, è un ottimo segno che siamo sulla strada giusta.
E tu, quanta “porcaggine” c’è nella tua vita?
Fallo sapere nei commenti (con ironia, ovviamente). 😉
